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Archive for marzo 2016

Del Romagna Sangiovese

Torno a scrivere dopo tantissimo tempo, ma mi sembra l’occasione giusta.

* AVVISO AI NAVIGANTI, la mia in primis è autocritica e questo scritto serve per mettere in gioco il sottoscritto e tutti i miei colleghi/amici produttori che vivono la propria vita esercitando la professione del vignaiolo; quindi chi si sente ferito nell’orgoglio, eserciti l’opzione che il vecchio Mingardi ci ha insegnato: “se st’al progràma qvè an’t piés brisa, àt và mèl, sintunèzet bàn con un étar imbezèll“; ovvero, siamo nel 2016, i telecomandi li hanno inventati, se non vi va bene, cambiate canale.

Qualche giorno fa il buon Carlo Macchi, ha scritto un interessante articolo a proposito dell’anteprima del romagna sangiovese DOC riserva.

Premesso che sono d’accordo al 100% con quello che ha scritto Carlo, mi preme di riflettere su una cosa:

come sono state fatte le riserve di sangiovese in romagna in tutti questi anni?

La definizione corretta ce l’ha data sempre il Macchi: “si vuole creare il grande vino e questo nell’immaginario collettivo di molti produttori deve giocoforza passare dall’iperconcentrazione, da un uso spesso esagerato e marcante del legno, da vini giocoforza molto fasciati e monolitici e, … da gradazioni alcoliche quasi sempre superiori a 14°. Così in realtà si creano dei vini grossi, non dei vini grandi…”

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Se vogliamo, la colpa è stata anche delle tipologie di vino premiate negli anni passati che hanno creato effettivamente questo stereotipo e ciò non ha aiutato certo a capire la direzione giusta per cercare di fare una riserva che sia un vino serio e non una caricatura. Chiamatela ingenuità, incapacità, mancanza di conoscenza, ma il risultato è sotto gli occhi (e il naso e la bocca) di tutti.

Si dice che la riserva non si possa fare dappertutto per diversi motivi (territorio, clima, esposizioni, terreno etc); io invece su questo non sono d’accordo. Per me non è una questione di territorio o di variabili analoghe, ma semplicemente di interpretazione del territorio stesso e delle proprie vigne al fine di ottenere una “riserva” che sia, appunto, un vino serio; una consapevolezza di quello che debba essere.

Innanzitutto si parte dal sangiovese che ha una infinta serie di cloni e ognuno di essi ha diversa attitudine; se nella vigna c’è un clone che magari non è adatto per il fine posto, allora è chiaro che la riserva sarà di difficile riuscita; secondo me è il vignaiolo che deve capire quale tipo di sangiovese si adatta meglio alla zona in cui ha le vigne. Per non parlare degli affinamenti in legno… perchè ormai è evidente che appesantire con anni e anni di legno (grande o piccolo non cambia il concetto) vini già di per sè stessi strutturati, porta ad un appesantimento della beva e ad una perdita di slancio, e si finisce con il lasciare la bottiglia mezza. E se la bottiglia non finisce, vuol dire sempre che c’è qualcosa che non va. Quindi ben vengano riserve agili, bevibili ma al contempo profonde e di buona struttura.

Aggiungo una cosa sola: si parla troppo poco di MGA. Il sangiovese con MGA non riserva è purtoppo relegato ad un mero sostituto del superiore; in realtà non è così: il disciplinare è diverso, è più restrittivo e chissà che finalmente non sia espressione vera del territorio. Questo anche perchè ancora oggi molti si aspettano una cosa da un territorio, ma in realtà il vino che degusta è diverso dalle aspettative. Mi tocca, a dimostrazione, ancora andare a prendere uno stralcio dell’articolo sopra citato: “…pur ammirando il grande lavoro di suddivisione del territorio della Romagna enologica fatto dal 2006 ad oggi, continuo a pensare che i vini romagnoli solo raramente rispecchiano in pieno le pur giuste suddivisioni (con annessi e connessi tipi di suolo, microclimi, esposizioni etc) e che alla fine dei salmi prevale essenzialmente la mano del produttore. Non si spiegherebbe altrimenti come dei sangiovese che, sulla carta, dovrebbero avere tannini grossolani li abbiano fini e viceversa, che dove si decreta sapidità questa manca e viceversa…”.
Alla fine della fiera, la mia coppia di domande è: “E se fino ad adesso nessuno ci avesse capito niente delle varie zone del Romagna Sangiovese?”… “Vuoi proprio che siano i produttori che con il loro modo di trattare la vigna e di vinificarne il frutto, a passare sopra al territorio?”

Le possibili combinazioni di risposte portano a risultati diversi.

Fate il vostro gioco

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